Organizzare Articolo Uno, organizzare la Sinistra. Appello ai dirigenti di Articolo Uno MdP.

Mettere a sistema tutte le criticità ed i punti di forza di un nuovo movimento è sempre alquanto difficoltoso, non soltanto per le tante variabili in gioco, ma perché è opportuno, anzi, fondamentale bilanciare i dati oggettivi con quelli soggettivi politici e sociologici.

Innanzitutto abbiamo sin d’ora appurato un primo e notevole errore: proporre nomi che facessero da collante del mondo a sinistra del PD (federatore come vocabolo proprio non piace) invece di iniziare col confrontarsi sui programmi e le priorità da gestire.

La sinistra, quindi, era e rimane un frastagliato mondo con grandi valori in comune ma continua a duellare sul metodo: come organizzarsi e a chi far guidare la coalizione che si aspira a formare.

La confusione in Articolo Uno sembra scandire le giornate soprattutto nelle ultime settimane.

Andiamo con ordine.

Innanzitutto, prima di scegliere il cosiddetto federatore calato dall’alto, bisognerebbe organizzare proprio Articolo Uno che invece non ha ancora guide certe a livello nazionale, intermedio e locale.

Sui territori l’iniziativa è stata lasciata alla volontà e fantasia dei militanti e fra questi i più fortunati sono stati coloro che potevano e possono contare su rappresentanti istituzionali fuoriusciti dal PD.

Le strutture di un Partito, chiamiamolo così perché i nomi sono solo convenzioni mentre è l’interpretazione che gli da’ sostanza, sono basilari. L’incontro dei “vertici” con la base appare sempre fondamentale, ma il processo, anche stavolta, è stato stravolto.

Il movimentismo alla maniera dei 5 stelle porta a scelte improvvisate sia del capitale umano, sia delle priorità. Le decisioni hanno bisogno di processi scientifici, mentre l’attivismo è uno stato dell’anima conseguente a linee guida definite.

I soliti volti in giro per l’Italia, persone che in molti stimiamo ed a cui facciamo riferimento, ma che non hanno saputo andare oltre le cene di autofinanziamento e le feste.

Abbiamo sprecato tempo. Chi va alle iniziative sa già perché non si poteva stare nel PD, conosce i motivi di quanto è accaduto. Bisogna andare avanti. Come? Ad esempio spiegando e confrontandosi sul perché di alcune scelte:l’appoggio al Governo Gentiloni, l’attacco un po’ grillino alla Ministra Lorenzin sui vaccini e più politicamente l’importanza data a Campo Progressista e soprattutto Pisapia, personaggio divisivo, a scapito di altri personaggi e realtà.

Ci vuole ordine: sulla bilancia ogni forza di Sinistra deve avere la stessa importanza. E questo è proponibile soltanto facendo chiarezza su chi rappresenta davvero Articolo Uno e poi costituendo una cabina di regia con tutte le forze che ben conosciamo per fare sintesi su un programma.

Non si possono mettere a margine Fratoianni, Civati, Falcone e Montanari per prediligere Campo Progressista che in fondo non ha molto più peso dei nomi citati. Non si può incoronare re un politico (?) vago che non raccoglie consensi adeguati, anzi.

Quindi:

1) dare una struttura seria ad Articolo Uno e mettere a punto uno Statuto ufficiale coinvolgendo la base con riunioni a tutti i livelli e con gruppi di studio ristretti ma rappresentativi di territorii e ambiti sociali/professionali;

2) organizzare giornate di incontro trasversali con gli altri partiti, movimenti e associazioni già strutturati nella loro rappresentatività per scrivere un manifesto programmatico condiviso;

3) nominare un Comitato di guida nazionale (cabina di regia) della “federazione” di forze politiche a sinistra del PD ed a quel punto decidere uno o più nomi che le rappresenti tutte,

4) importantissimo: andare alle future elezioni con una lista unitaria altrimenti si rischia davvero di scomparire. Su questo punto è però centrale il ragionamento, l’analisi e, se possibile, una proposta sulla legge elettorale perché in base a come si andrà a votare gli scenari sono davvero diversi e complessi. Questo aspetto sembra essere stato completamente dimenticato. Inoltre, chiaramente, la lista dovrebbe essere il fine di un’attività di sintesi in modo tale da non essere soltanto operazione elettorale, ma un inizio per un futuro cammino. E, soprattutto, dedicare attenzione ai candidati, senza lasciarsi andare a proposte di rottamazione o rotazione:badiamo al curriculum, all’empatia ed alla preparazione di chi dovrebbe sdere sui banchi del Parlamento, delle Regioni e degli enti locali.

Questo darebbe unità all’azione istituzionale e alle manifestazioni di piazza.

Si è fatto riferimento agli eventi di Articolo Uno: il contatto e l’ascolto con le persone è davvero importante ma si devono raggiungere coloro che non si recano più a votare e/o hanno lasciato la militanza attiva. Si devono convincere gli ex tesserati del PD e quanti ne rimangono elettori obtorto collo non riconoscendo fuori da esso valide alternative. La sfida non è dentro la sinistra, ma fuori. La sfida è recuperare e dialogare con un mondo che gravita attorno al Partito Democratico senza entusiasmo o addirittura ha ceduto alle sirene del populismo grillino.

E si badi bene, non serve rincorrere né il loro linguaggio, né le loro improvvisazioni. La vera novità è proporre un linguaggio, un metodo ed una sostanza che ci differenzi: non serve strillare, non serve tirare in ballo i personaggi dello spettacolo (ricordiamoci la Clinton!), non serve correre dietro e parlare alla “pancia” degli italiani.

Bisogna esser chiari, non promettere ma proporre e, soprattutto, avere la sicurezza che a sinistra del PD quei valori ci sono già e sono ,in gran parte, condivisi. Non dobbiamo inventarci nulla, soltanto smussare, limare e tentare di mettere a fattor comune le priorità condivise.

Continuare a far balletti gelerà l’entusiasmo dei primi momenti, quell’entusiasmo che in parte si sta affievolendo. Gli elettori ed i militanti sono stanchi delle solite divisioni che attribuiscono a guerre di potere su chi debba essere il “capo”.

Ricominciamo dalle discussioni a tutti i livelli e dalle decisione di fare nomi, questi sì, su chi faccia parte di una cabina di regia che si occupi dei soli due aspetti veramente importanti e prioritari:struttura organizzativa (di Articolo Uno e poi delle “Federazione di Sinistra”) e programma.

Noi militanti, noi che abbiamo lasciato il Partito Democratico ci aspettiamo questo in settembre, altrimenti perderemo l’ultimo treno e quel po’ di fiducia che ancora alcuni ripongono in noi.

P.S.

Il documento può essere sottoscritto sulla pagina Facebook NuovAtlantide:

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